Aderiamo alla Lettera aperta della Rete delle Società Scientifiche a governo e Parlamento per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca

Aderiamo alla Lettera aperta della Rete delle Società Scientifiche a governo e Parlamento per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’università e della ricerca

Una Lettera aperta per l’università e la ricerca, per difenderne l’autonomia, chiederne il rifinanziamento, evitare che la valutazione diventi controllo del governo, assicurare concorsi che premino la qualità. Sono cinque i punti fermi del testo lanciato dalla Rete delle Società scientifiche:

  • L’autonomia universitaria è un bene pubblico da difendere.
  • La ricerca libera e di qualità richiede fiducia e risorse, non commissariamenti.
  • La valutazione deve essere al servizio della crescita, non del controllo burocratico.
  • Il finanziamento stabile dell’università è una scelta strategica per il futuro del Paese.
  • E’ necessario attivare un programma di finanziamenti regolari per concorsi per l’immissione in ruolo di giovani ricercatori.

La Lettera aperta ha raccolto finora l’adesione di 59 Società scientifiche, in un momento cruciale per l’università e la ricerca: “Dopo anni di sottofinanziamento strutturale e di crescente burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR” – si legge nel documento -, “si profila oggi il rischio di un ulteriore arretramento: un sistema sempre più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione”. E altri consensi sono in arrivo.

Il testo ricorda il sottofinanziamento esistente e chiede al governo di stabilizzare la spesa per ricerca pubblica e università allo 0,7% del prodotto interno lordo, un livello raggiunto nel 2023 grazie ai fondi straordinari del PNRR. Solo con un tale impegno si potrebbero offrire prospettive a una generazione di giovani studiosi.

Forti preoccupazioni desta il decreto del Consiglio dei Ministri appena approvato che pone l’ANVUR – l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca – sotto il controllo del governo. Ancora più grave è il progetto che prevede l’arrivo di un rappresentante del governo in tutti i Consigli di amministrazione delle Università pubbliche. La Lettera aperta ricorda che l’autonomia universitaria, “non è un privilegio corporativo, ma un principio costituzionale (art. 33) e una condizione imprescindibile per la qualità della ricerca e della didattica”. A questo proposito, sostengono le Società scientifiche, “un sistema universitario vitale ha bisogno di pluralità, libertà di indirizzo e responsabilità locale, non di una catena di comando uniforme e gerarchica”.

La Rete delle Società Scientifiche sostiene che “La CRUI, come conferenza dei rettori, non può limitarsi a recepire le decisioni del governo”. Allo stesso modo “il CUN – che sarà presto investito da una riforma annunciata dal governo – deve mantenere il suo ruolo di espressione di tutte le componenti del mondo accademico”.

La Rete delle Società Scientifiche chiede a governo e Parlamento di ascoltare la voce della comunità accademica e di aprire un confronto sulla governance del sistema, sui meccanismi di finanziamento e di reclutamento e sul ruolo della valutazione, perché “difendere l’università pubblica e la ricerca indipendente significa difendere la democrazia, la cultura e il futuro dell’Italia”.

 

La Lettera e l’elenco aggiornato dei firmatari è disponibile qui.